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FRANCESCO CRISPI: LE COLONIE, L`AFRICA E ADUA. L`ITALIA SI AFFACCIA AL NOVECENTO

Nel 1887 alcuni presidi italiani a Dogali furono massacrati dagli Abissini, infliggendo un duro colpo ai sogni di conquista dell’Italia sull’Africa. Alcune migliaia di soldati sotto il governo di Francesco Crispi (Ribera, Agrigento 1818 - Napoli 1901) partirono per vendicare l’umiliazione subita.
Riconquistato il prestigio, l’Italia stipulò il trattato di Uccialli con il negus Menelik, ma mentre l’accordo, in particolare all’art.17, fu considerato dagli italiani una sorta di protettorato che obbligava gli abissini a servirsi dell’Italia per curare le proprie relazioni internazionali, Menelik lo riteneva, invece, la ratificazione non di un obbligo, ma di una possibilità.
Il negus, dopo sei anni di vane trattative in merito all`art.17 del trattato di Uccialli, riuscì ad ottenere importanti successi contro gli italiani, coronati dalla vittoria di Adua e dalla pace di Addis Abeba, la quale riconosceva la personalità internazionale dell`Etiopia.
L’unità racconta come l’Italia fu trascinata in guerra dal primo (1887-1891) e poi dal secondo governo (1891-1896) Crispi pagando un prezzo molto alto, in termini economici e di vite umane. Le imprese italiane in Africa e la politica coloniale di Francesco Crispi si erano rivelate, infatti, del tutto fallimentari.

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