Seguici    
Accedi
 

IL MOVIMENTO SINDACALE ORGANIZZATO: DAI MOTI DEL 1898 AGLI SCIOPERI DEL 1903

L’excursus storico tracciato dall’unità didattica si riferisce agli ultimi anni dell’Ottocento in Italia. Il 1896 è l’anno della sconfitta delle truppe italiane ad Adua, in Africa. È in seguito a tale disfatta che il movimento socialista, capeggiato da Andrea Costa (Imola, 1851 – 1910), inasprisce la sua critica alla politica coloniale. Due anni dopo, nel 1898, scoppiano a Milano i moti popolari che, diffusisi presto nel resto del Paese, portano Crispi alle dimissioni.
Anche il Sud diviene teatro di scontri e di proteste. La repressione è durissima; si calcola addirittura lo scioglimento di 46 Camere del lavoro su 52; le condanne ai capisaldi dei moti sono numerosissime.
Le elezioni politiche del 1900 e la nomina a capo del governo di Giuseppe Zanardelli (Brescia, 1826 – Maderno, 1903) segnano una tappa fondamentale. La politica liberalista e progressista di Zanardelli, che sostiene la necessità di inserire i ceti subalterni a pieno titolo nella vita politica italiana, viene poi raccolta e rinnovata, tra luci ed ombre, dal suo successore, Giovanni Giolitti (Mondovì, 1842 – Cavour, 1928). Gli anni 1901–1902 sono attraversati ancora da scioperi operai e moti contadini, e nel contempo vedono la nascita di numerose leghe ed associazioni di lavoratori (ferrovieri, operai tessili e metallurgici, vetrai).

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo