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Louise Doughty: abbiamo solo la perdita

Una madre apre la porta di casa e si trova davanti due poliziotti che le dicono che la figlia di nove anni è stata investita da una macchina ed è morta. Comincia con l’incubo di ogni genitore il romanzo Nel nome di mia figlia della scrittrice inglese Louise Doughty (traduzione di Manuela Faimali, Bollati Boringhieri). Doughty però non si limita a raccontare questa perdita: ricostruisce il passato della sua protagonista, la sua storia d’amore con David, che ha sposato e da cui è stata lasciata per un’altra donna. Quando Betty ha l'incidente mortale, Laura acconsente a mandare il secondo figlio da David e Chloe per potersi abbrutire senza testimoni. Poi succedono altre due cose: il guidatore omicida (un immigrato cinquantenne) viene scagionato e David confessa a Laura che Chloe è fortemente disturbata. Laura ha perso Betty ma forse può riprendersi David. Doughty è una maestra della suspense e si diverte a cambiare le carte in tavola: Laura è vittima ma anche potenzialmente assassina; David è un donnaiolo ma con un debole per donne fragili di cui vuol farsi paladino e adora i suoi figli; la poliziotta che segue il loro caso ha buone intuizioni ma è ostacolata dalla mancanza di prove.

Con  Louise Doughty, a Mantova per Festivaletteratura, abbiamo parlato di perdita, di paure per i figli, di violenza e di vendetta. Intervista realizzata a Palazzo Castiglioni.

Louise Doughty è nata a Melton Mowbray il 4 settembre 1963. Dopo aver conseguito un Master of Arts in Scrittura creativa presso l'University of East Anglia, si è trasferita a Londra e ha lavorato come insegnante e come segretaria. Quest'occupazione ha ispirato il suo romanzo d'esordio, "Crazy Paving" (1995), una commedia nera. Seguono "Dance With Me" (1996) e "Honey-Dew" (1998), una satira del mistery inglese. La consacrazione avviene grazie a "Fires in the Dark" (2003), "Stone Cradle" (2006), "Whatever You Love" (2010, ora pubblicato da Bollati Boringhieri con il titolo Nel nome di mia figlia) e al bestseller "Apple Tree Yard" (Fino in fondo, 2013), un thriller tradotto in ventisei lingue e in corso di adattamento per la televisione. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo libro di non-fiction, "A Novel in a Year", una raccolta di articoli che porta il nome della sua rubrica sul "Daily Telegraph". Oltre che collaborare con la BBC come giornalista e opinionista radiofonica, si occupa di critica letteraria per importanti testate ("The Guardian", "The Independent", "The Daily Telegraph", "The Mail on Sunday"). 

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