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Papa Benedetto XV e la Grande guerra
A 100 anni dalla morte
Papa della guerra e nella guerra, spesso la sua figura ha rischiato spesso di venire quasi compressa e quasi trasformata in una semplice premessa a quella frase memorabile, lapidaria al pari di un giudizio profetico, della Prima Guerra mondiale come inutile strage, riducendo la sua azione ad un puro contorno a quell'atto.
Mondignor Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano
Giacomo Della Chiesa, che diverrà Papa col nome di Benedetto XV, nasce a Genova il 21 novembre 1854, terzo di quattro figli, dal marchese Giuseppe (appartenente ad una famiglia patrizia le cui origini vengono fatte risalire ai tempi di Sant’Ambrogio) e dalla marchesa Giovanna Migliorati.
Consacrato Vescovo da Pio X nella Cappella Sistina il 22 dicembre 1907, monsignor Della Chiesa viene destinato a guidare la diocesi di Bologna. Il 25 maggio 1914 viene nominato cardinale. Meno di tre mesi dopo, il 20 agosto, a seguito di un attacco di broncopolmonite, muore Pio X. Sono giornate drammatiche per il mondo. Il 28 luglio l’Austria- Ungheria ha dichiarato guerra alla Serbia e la Germania il 1° agosto ha dichiarato guerra alla Russia e due giorni dopo, il 3 agosto, alla Francia. Il 4 agosto le truppe tedesche, per attaccare la Francia, invadono il Belgio neutrale e nello stesso giorno la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania. Quasi tutta l’Europa è impegnata in operazioni belliche.
In questo clima, dal Conclave riunitosi il 31 agosto viene eletto Papa — fatto assolutamente straordinario — un porporato nominato Cardinale da soli tre mesi: Giacomo Della Chiesa che assume il nome di Benedetto XV. Poiché l’ora è tragica, il nuovo Papa non vuole che la solenne consacrazione pontificale avvenga nella Basilica Vaticana e la sposta nella Cappella Sistina. Troppi lutti, troppe lacrime straziano l’umanità, come egli stesso sottolinea nell’Esortazione Ubi primum che l’8 settembre indirizza "a tutti i cattolici del mondo":
Allorché da questa vetta Apostolica abbiamo rivolto lo sguardo a tutto il gregge del Signore affidato alle Nostre cure, immediatamente l’immane spettacolo di questa guerra Ci ha riempito l’animo di orrore e di amarezza, constatando che tanta parte dell’Europa, devastata dal ferro e dal fuoco, rosseggia del sangue dei cristiani… Preghiamo e scongiuriamo vivamente coloro che reggono le sorti dei popoli a deporre tutti i loro dissidi nell’interesse della società umana.
Il dramma della guerra è la costante angoscia che assilla Benedetto XV durante l’intiero pontificato. Fin dalla prima Enciclica, Ad beatissimi Apostolorum del’1° novembre 1914, quale « Padre di tutti gli uomini » denuncia che la strage in atto nelle trincee di tutto il mondo. Rivolgendosi a prìncipi e governanti, li invita a considerare lo straziante spettacolo presentato dall’Europa: il più tetro, forse, e il più luttuoso nella storia dei tempi, lo definisce. La difficile situazione della Santa Sede, « prigioniera » a Roma dopo il 20 settembre 1870, si aggrava quando il 24 maggio 1915 l’Italia, che si è mantenuta neutrale per quasi un anno, entra in guerra: gli Stati nemici dell’Italia ritirano i propri rappresentanti diplomatici accreditati presso il Vaticano e li trasferiscono in Svizzera.
la tragedia continua sui campi della morte, ma anche Benedetto XV non cede e il 1° agosto 1917 invia ai capi dei popoli belligeranti quell’Esortazione, Dès le début, nella quale indica soluzioni particolari, idonee a far cessare l’"inutile strage". L’espressione del Papa, male interpretata o forse strumentalizzata, suscita più proteste che consensi. Mentre i pangermanisti la ritengono uno strumento diretto a strappare la vittoria dalle mani degl’Imperi centrali ormai lanciatissimi, in Italia e in Francia c’è chi la giudica addirittura al servizio della Germania e dei suoi alleati, tanto che Georges Clemenceau definisce Benedetto XV il "Pape boche", ovvero "Papa tedesco".
La fine della guerra giunge nell’autunno del 1918. Benedetto XV, che tanto si è adoperato per mitigarne i danni, continua ad impegnarsi a favore dei più colpiti, e con l’Enciclica Paterno iam diu del 24 novembre 1919 invita quanti hanno a cuore l’umanità ad offrire denaro, alimenti e vestiario, soprattutto per aiutare l’infanzia, la categoria più esposta. L’attenzione del Papa è anche dedicata ai lavori della Conferenza internazionale della pace, inaugurata a Parigi il 18 gennaio 1919 e destinata a concludersi con il trattato del 28 giugno 1919, che Benedetto aveva fatto precedere dall’Enciclica Quod iam diu dell’1° dicembre 1918.
Anche se le armi internazionali per lo più ormai tacciono, gli odi di partito e di classe si esprimono con drammatica violenza in molti Stati del mondo: Russia, Germania, Ungheria, Irlanda e in altri paesi. La Polonia rischia di essere travolta dagli eserciti bolscevichi; l’Austria "si dibatte tra gli orrori della miseria e della disperazione", scrive il Pontefice il 24 gennaio 1921, implorando l’intervento dei Governi che si ispirano ai princìpi di umanità e di giustizia. Il popolo russo, colpito dalla fame e dalle epidemie, sta vivendo una delle più spaventose catastrofi della storia, al punto che, come annota Benedetto XV in un’Epistola del 5 agosto 1921: "dal bacino del Volga molti milioni di uomini invocano, dinanzi alla morte più terribile, il soccorso dell’umanità".
Anche in Italia, dove sopravvivono fra lo Stato e la Santa Sede i contrasti nati a seguito degli scontri di Porta Pia del 1870, i gruppi politici sono in conflitto. Allo scopo di attenuarli, anticipando il Concordato Lateranense che verrà firmato l’11 febbraio 1929, il Pontefice, parlando nel marzo 1919 alle Giunte Diocesane d’Italia, annulla di fatto il non expedit che, a seguito del decreto 10 settembre 1874 della Sacra Penitenzieria, vietava ai cattolici di partecipare alle elezioni e alla vita politica in genere. Prende corpo, di conseguenza, la speranza che i cattolici possano organizzarsi ufficialmente, tanto che il sacerdote siciliano Luigi Sturzo, appellandosi nel 1919 "ai liberi ed ai forti", può dar vita al Partito Popolare Italiano, e padre Agostino Gemelli può fondare a Milano l’Università Cattolica del Sacro Cuore, confortato dal Papa con l’Epistola Cum semper Romani del 9 febbraio 1921.
Benedetto XV, colpito da una broncopolmonite, muore il 22 gennaio 1922, Cento anni fa. Nel filmato unapuntata del programma di Rai Storia Il Tempo e la Storia dell'8 dicembre 2016.